Il concetto di flashbulb memory
Il concetto di flashbulb memory, ovvero ricordo fotografico, è stato coniato nel 1977 da due psicologi impegnati in ricerche nel campo della memoria. Indica quei ricordi vividi e dettagliati che riteniamo di avere relativi a eventi di grande impatto.
In epoca recente il momento per eccellenza dei ricordi fotografici è l’11 settembre che peraltro ha prodotto una quantità impressionante di ricerche sull’inattendibilità della memoria.
Tra i momenti di grande impatto nella storia recente possiamo aggiungere l’assassinio di John Kennedy nel 1963, l’esplosione dell’astronave Challenger nel 1986, o l’incidente d’auto in cui rimase uccisa la Principessa Diana a Parigi nel 1997.
Le circostanze in cui apprendiamo una notizia di notevole impatto rimangono scalfitte nella nostra memoria: dove eravamo, con chi, che cosa stavamo facendo. Ci sembra di rivedere la scena. La stanza, una voce, la luce dalla finestra. Tutto così nitido da farci dire: “Me lo ricordo perfettamente”.
Io, ad esempio, “ricordo perfettamente” dov’ero l’11 settembre 2001 quando i due aerei si schiantarono contro le Torri Gemelli di New York. Era pomeriggio ed ero appena entrato nella camera di un albergo di Marsiglia proprio durante il mio viaggio di arrivo in Italia. Sono passati 25 anni, ma l’emozione che vissi quando accesi la TV e vidi le Torri in fiamme è ben viva e nitida nella mia mente.
Eppure quella nitidezza può ingannarci.
Siamo sinceri: ricordiamo male
Possiamo essere sinceri, convinti e, nello stesso tempo, ricordare male.
Pensa a quante conversazioni, al lavoro o in famiglia, si incagliano tra “Avevamo deciso così”, “Ma no, tu avevi detto un’altra cosa” o “Impossibile, io me lo ricordo benissimo”.
Da quel momento smettiamo di ricostruire insieme l’accaduto e cominciamo a difendere la nostra versione. A volte finiamo persino per scambiare ricordi diversi per prove di malafede.
È della nostra memoria spesso traballante e di come costruiamo la nostra identità attraverso le storie che raccontiamo che tratta il capitolo Storie di vita, il mio preferito, presente ne L’istinto di narrare – Come le storia ci hanno reso umani di Jonathan Gottschall.
L’autore sottolinea:
“Passiamo l’esistenza a fabbricare storie che fanno di noi i nobili, per quanto fallaci, protagonisti di drammi in prima persona. La narrativa di una vita è un mito personale su chi siamo nel nostro profondo: da dove veniamo come abbiamo imboccato una certa strada e cosa significhi tutto questo. Le nostre storie di vita equivalgono a chi siamo. Sono la nostra identità. Tuttavia, una storia di vita è tutt’altro che un resoconto obiettivo, bensì è una narrativa accuratamente modellata, colma di dimenticanze strategiche e significati abilmente elaborati. […] Anche le narrative della nostra vita dovrebbero recare la dicitura: «Questa storia che racconto su me stesso è soltanto tratta da una storia vera. Sono in larga parte io stesso frutto della mia ardente immaginazione.»”
Il mito personale
Gottschall parla, quindi, di un mito personale: una narrazione attraverso cui diamo un senso a ciò che abbiamo vissuto. Scegliamo gli episodi, attribuiamo intenzioni, riconosciamo svolte. E tendiamo a riservarci il ruolo del protagonista, spesso guardando con maggiore indulgenza i nostri errori. Le storie che raccontiamo sul passato contribuiscono a costruire l’idea che abbiamo di noi stessi.
La memoria conserva molti elementi fondamentali della nostra vita, ma quando ricordiamo ricomponiamo frammenti sparsi in tutto il cervello. Immagini, sensazioni e informazioni vengono collegati in un racconto plausibile. Alcuni dettagli possono confondersi con esperienze successive o con ciò che ci è stato raccontato.
Quando interrompo qualcuno, posso raccontarmi che avevo qualcosa di urgente da dire. Quando lo fa un collega, posso concludere che non sa ascoltare. L’azione è simile; la spiegazione cambia a seconda di chi la compie.
Questa tendenza diventa particolarmente importante quando usiamo il passato per definire ciò che possiamo fare oggi.
Consapevoleza linguistica e responsabilità personale
Dietro frasi come “Non sono portato per le lingue.” “Quando parlo in pubblico faccio sempre una figuraccia.” “Sono fatto così.” può esserci un’esperienza reale: un’interrogazione andata male, una presentazione difficile, una critica rimasta impressa. Ma nel racconto un episodio può diventare una regola. Una difficoltà può trasformarsi in un’identità.
È qui che, per me, la consapevolezza linguistica incontra la responsabilità personale: accorgersi delle parole con cui ci descriviamo e scegliere formulazioni più precise.
“Non sono portato per le lingue” può diventare: “Finora ho fatto fatica a parlare con continuità.”
“Faccio sempre una figuraccia” può diventare: “Quella presentazione è andata male. Posso preparare meglio la prossima.”
“Sono fatto così”, invece, può benissimo diventare “Questa è una mia difficoltà su cui voglio lavorare” oppure “Sto imparando a gestire questo aspetto di me.”
La seconda formulazione circoscrive la difficoltà e lascia spazio a un’azione. Non cancella ciò che è successo e non promette un successo automatico. Evita però di trasformare il passato in una condanna permanente.
Ora, ti propongo un esercizio. Scegli un episodio che racconti spesso, magari per spiegare una tua difficoltà. Scrivilo in cinque righe. Poi rileggilo e risponde a queste tre domande:
- Quali fatti posso distinguere dalle mie interpretazioni?
- Dove ho usato parole assolute come “sempre”, “mai” “tutti”?
- Quale frase più precisa mi aiuterebbe a capire che cosa posso fare adesso?
Prova anche a portare questa attenzione nel tuo vocabolario quotidiano, quanto ti soffermi su un evento che “ricordi perfettamente”. Al posto di “È andata così, punto”, puoi dire: Io ricordo così. Tu che cosa ricordi?.
Ammettere un margine di incertezza può aprire uno spazio di ascolto. E una descrizione più accurata di noi stessi può aprire uno spazio di apprendimento.
Un abbraccio,
Lucian
PS. Dai un seguito a ciò che ti ha ispirato: scegli tu da dove cominciare e scopri IO, al Centro il (per)corso di crescita e trasformazione personale per dare più spazio a te, mettere a fuoco ciò che desideri e muovere i primi passi verso il cambiamento.
E se in futuro non vuoi perderti le chicche che riservo agli iscritti della mia newsletter settimanale gratuita, iscriviti oggi stesso usando il form qui sotto.











