Come diventare compositori della nostra esistenza

Aggiornato: 15 Ottobre 2025

Indice
2
3

L’altro giorno, mi sono fermato a riflettere su questo brano che ho letto di recente ne
L’Appello di Alessandro D’Avenia, un romanzo coinvolgente che racconta di
una classe-ghetto in cui sono stati confinati i casi più disperati della scuola e
di un professore supplente di Scienze cieco, l’unico in grado di vederli, e
salvarli.
“Dovete sapere che le scoperte della fisica del ventesimo secolo ci hanno
liberato da tre illusioni: la relatività ci ha liberato dall’illusione che spazio e
tempo siano assoluti, la fisica quantistica ha messo in discussione il fatto che
le cose siano controllabili quindi, la teoria del caos che siano prevedibili. La
fisica ci ha fatto scoprire che non controlliamo nulla, proprio per questo
ci ostiniamo a farlo con la forza. Dovremmo concentrarci su come
rinnovare la vita piuttosto che su come frenarne l’entropia. Possiamo usare
veramente l’espressione “di nuovo”? Quando la usiamo, lo facciamo per
indicare qualcosa che si ripete più o meno stancamente o per abitudine. Ma
“di nuovo” vuol dire molto di più: significa che qualcosa si è rinnovato
mentre si ripeteva, non c’è un tramonto che sia uguale ai precedenti o ai
futuri. È l’ennesimo tramonto, ma è il tramonto fatto “di nuovo”: or ora, mai
visto. Nella creazione c’è un principio di rinnovamento continuo e se noi non
riusciamo a riconoscerlo diventiamo ciechi di fronte alla realtà per troppa
consuetudine. Le cose non si ripetono uguali ma si ripetono
rinnovandosi. E questa stessa novità noi la cerchiamo in ciò che facciamo:
nel lavoro, in amore, nelle relazioni. Noi vogliamo essere ogni giorno “di
nuovo”, rinnovarci mentre ci ripetiamo.”
Queste parole risuonano profondamente in un’epoca che ci spinge a
scorrere la vita anziché viverla. Ci invitano a smettere di essere spettatori
passivi e a diventare i compositori della nostra esistenza.
Come?
Attraverso tre pratiche fondamentali, simili a quelle di un fotografo: vivere
bene, migliorare costantemente e saper raccontare la nostra storia.
Vivere bene: l’arte di saper osservare
Vivere bene significa imparare a osservare il presente. Come fotografi,
sappiamo che la magia non è solo nel panorama mozzafiato, ma nel dettaglio
che spesso trascuriamo: un raggio di luce che rivela la polvere danzante, una
farfalla che si posa dolcemente su un fiore, l’intreccio di due mani che
racconta una vita intera.
Questa sensibilità, applicata alla nostra esistenza, trasforma l’ordinario. È
trovare la bellezza nel calore di una tazza di caffè, ascoltare davvero una
conversazione senza distrazioni, essere pienamente presenti.
Spesso cerchiamo la felicità nelle grandi composizioni, dimenticando che la
vera essenza della vita si nasconde nei dettagli. Allenare il nostro occhio
interiore a cogliere questa bellezza è il primo passo per una vita ricca e
significativa.
Migliorare ogni giorno: mettere a fuoco, un millimetro alla volta
Nessun capolavoro nasce perfetto. Ogni scatto iconico è frutto di
innumerevoli tentativi e piccoli aggiustamenti. Lo stesso vale per la nostra
crescita. L’idea di dover cambiare tutto subito ci paralizza.
Pensiamo invece al miglioramento come alla messa a fuoco manuale di un
obiettivo: non si compie un unico movimento brusco, ma tanti piccoli,
impercettibili aggiustamenti. Un millimetro a sinistra, uno a destra, finché
l’immagine non diventa nitida. Migliorare un po’ ogni giorno significa questo:
leggere una pagina in più, dedicare cinque minuti a noi stessi, fare una
passeggiata con chi amiamo, mostrare gratitudine per ciò che abbiamo.
Questi gesti, sommati nel tempo, trasformano un’immagine sfocata in un
ritratto cristallino di chi vogliamo essere, di chi scegliamo di diventare. È
un atto di pazienza, non una gara.
Saper raccontare e raccontarsi: comporre la propria storia
Una fotografia non è solo un’immagine, è una storia. Allo stesso modo, noi
non siamo solo la somma degli eventi che ci accadono, ma la storia che
scegliamo di raccontare.
Ognuno di noi è il curatore della propria mostra personale. Possiamo
scegliere di appendere alle pareti della nostra vita solo le foto sbiadite dei
fallimenti e delle sconfitte oppure possiamo dare risalto agli scatti che parlano
di resilienza, amore e apprendimento.
Non si tratta di ignorare il buio – le ombre, del resto, danno profondità alla
luce – ma di scegliere consapevolmente quale narrazione ci rappresenta.
Raccontarsi è un atto di creazione che dà forma e senso al caos delle
esperienze.
La tua inquadratura
Vivere, migliorare e raccontarsi sono i tre elementi della stessa
composizione: la nostra vita. Imparare a osservare il presente, mettere a
fuoco i nostri obiettivi con pazienza e comporre una narrazione personale
potente ci rende autori della nostra esistenza.
Ora, Lucian prendi in mano la tua macchina fotografica interiore. Quale
dettaglio vuoi cogliere oggi? Quale piccolo miglioramento vuoi mettere a
fuoco? Che storia scegli di raccontare e raccontarti, soprattutto?
La tua inquadratura è l’unica che conta davvero.
Un abbraccio,
Lucian

Leggi anche questi articoli

Rimani aggiornato sulla formazione linguistica per la tua crescita personale e professionale

Access Premium Content

Sed ut perspiciatis unde omnis iste natus error sit voluptatem accusantium doloremque

Unisciti alla nostra newsletter settimanale gratuita

Ispirazione, stimoli e strategie: ogni martedì mattina direttamente nella tua casella e-mail.

Follow Us

Sed ut perspiciatis unde omnis iste natus error sit voluptatem accusantium doloremque